I 25 anni del CDD L’Airone di Pieve Emanuele non come semplice ricorrenza, ma come occasione per guardare avanti e interrogarsi sul ruolo che i servizi e la cooperazione sociale possono assumere nella trasformazione del welfare per la disabilità.
È lo spirito con cui la Cooperativa sociale Il Melograno ha promosso il convegno “Dall’assistenza al Progetto di Vita” presso il Centro Diurno Disabili del Distretto Visconteo, nel Milanese, mettendo allo stesso tavolo istituzioni, Terzo Settore e cooperazione sociale, famiglie, operatori e sistema sociosanitario, con la significativa presenza della Direzione di ATS Città Metropolitana di Milano, l’Agenzia della Salute regionale che si occupa di programmazione, prevenzione, e controllo sanitario e sociosanitario.
Al centro del confronto, aperto dai saluti della Ministra per la Disabilità Alessandra Locatelli e del Sindaco di Pieve Emanuele Pierluigi Costanzo, le innovazioni introdotte dal D.Lgs. 62/2024 e una domanda che interpella direttamente la cooperazione sociale: come contribuire affinché il Progetto di Vita non si riduca a un nuovo adempimento, ma diventi uno strumento capace di partire da desideri, preferenze e possibilità della persona e di ricomporre dimensioni sociali, educative, sanitarie, abitative, lavorative e relazionali.
«I servizi radicati nei territori e aperti alla collettività non sono soltanto luoghi di cura: sono presidi civili», ha sottolineato Rossella Pesenti, presidente della Cooperativa sociale Il Melograno. Per la cooperazione sociale la sfida è tenere insieme qualità e professionalità dei servizi con una funzione pubblica e comunitaria orientata ai diritti, all’autodeterminazione e alla costruzione di traiettorie di vita personali.
Un ruolo che nasce anche dalla capacità della cooperazione di anticipare i cambiamenti attraverso le pratiche. Come ha ricordato Francesco Gatti, vicepresidente del Melograno, «molte innovazioni della cooperazione sociale precedono le norme: nascono dalle domande delle persone e delle famiglie e dalla capacità di leggere ciò che manca in un territorio». La stessa storia dell’Airone, nato dall’iniziativa di un gruppo di genitori di Pieve Emanuele, testimonia questa capacità di costruire risposte a partire dai bisogni reali delle comunità.
Virginio Marchesi, presidente provinciale UNEBA Milano, colloca questa trasformazione in una storia più lunga. Dopo la stagione della deistituzionalizzazione e la progressiva crescita della componente sanitaria nei servizi, il D.Lgs. 62/2024 rappresenta, nelle sue parole, una «rivincita del sociale»: un riequilibrio che riporta al centro relazioni, contesti, partecipazione e desideri. Anche l’idea di autonomia va ripensata: «si può scegliere e decidere una direzione per la propria vita anche quando si ha bisogno di sostegni importanti, va rotto il paradigma della causalità tra autonomia e indipendenza». Il compito dei servizi è rendere praticabili quelle scelte.
Su questo terreno si gioca in particolare il ruolo futuro della cooperazione sociale. Gianni Autorino, Coordinatore del Tavolo nazionale Disabilità di Legacoopsociali, ha richiamato la necessità di ripensare anche la funzione dei servizi diurni: «i centri possono essere sempre più nodi territoriali, capaci di distribuire opportunità e mettere in connessione la persona con i diversi contesti di vita». Una trasformazione che richiede di sviluppare concretamente l’amministrazione condivisa, attraverso co-programmazione e co-progettazione tra istituzioni e Terzo settore, e di investire in una formazione diffusa capace di accompagnare il cambiamento. Procedure e piattaforme devono restare strumenti, mentre il centro di ogni progetto deve continuare a essere la storia irripetibile della persona.
La presenza di Federica Rolli, direttore sociosanitario di ATS Città Metropolitana di Milano, ha portato nel confronto l’esperienza della sperimentazione territoriale, richiamando la necessità di una regia reale tra i diversi soggetti e di ricomporre intorno alla persona risorse sanitarie, sociali, educative, lavorative e abitative.
Nel videomessaggio inviato per l’anniversario, la ministra per le Disabilità Alessandra Locatelli ha richiamato una prospettiva centrata sulle potenzialità, sulle capacità e sul valore di ogni persona, con servizi sempre più flessibili e vicini alle esigenze delle persone con disabilità e delle loro famiglie.
La scelta di celebrare l’anniversario dentro il CDD, durante una normale giornata di apertura, ha reso concreto il senso del confronto: il centro diurno resta un presidio fondamentale di competenze, cura e relazioni, ma può essere sempre più uno dei nodi del Progetto di Vita, connesso agli altri contesti dell’esistenza della persona.
Per la cooperazione sociale la sfida è mettere l’esperienza maturata accanto alle persone e alle famiglie a disposizione delle politiche pubbliche, partecipando alla costruzione delle risposte che ancora mancano. È questo il significato che Il Melograno ha voluto dare ai 25 anni dell’Airone: partire dalla storia di un servizio per riflettere, insieme, sul futuro del welfare per la disabilità.
