Vent’anni di impegno per la legalità, il lavoro e il riuso sociale dei beni confiscati alle mafie. Con questo traguardo alle spalle e uno sguardo rivolto alle sfide future, si è svolta oggi all’Auditorium Granarolo di Bologna l’assemblea e l’iniziativa pubblica promosse da Cooperare con Libera Terra, l’associazione nata per sostenere lo sviluppo cooperativo sui beni sottratti alla criminalità organizzata.
L’evento ha riunito rappresentanti delle istituzioni, del movimento cooperativo, della società civile e del mondo del lavoro in una mattinata di riflessione dedicata ai risultati raggiunti in questi due decenni e alle prospettive del riuso sociale dei patrimoni confiscati.
Ad aprire i lavori, dopo l’assemblea dei soci, sono stati i saluti del Sindaco di Bologna Matteo Lepore, del presidente della Regione Emilia-Romagna Michele de Pascale e del presidente di Granarolo Stanislao Fabbrino. Nella sua relazione, la presidente di Cooperare con Libera Terra Rita Ghedini ha richiamato il contributo determinante offerto in questi anni dalle cooperative aderenti e dal sistema Legacoop alla crescita delle esperienze di riuso sociale dei beni confiscati, sottolineando al tempo stesso la necessità di proseguire il lavoro per una piena attuazione della Legge 109/1996 e per garantire la sostenibilità delle attività economiche e sociali nate sui patrimoni sottratti alle mafie.
“I grandi temi del momento – guerre, cambiamento climatico, transizione digitale – appaiono oggi più attuali del tema delle mafie, ma è necessario ricordare che giustizia sociale e legalità sono la condizione presupposta di ogni trasformazione. Abbiamo bisogno di una nuova leva di ragazze e di ragazzi che sostengano questo progetto. Abbiamo bisogno di essere pragmatici e visionari. Abbiamo bisogno del vostro impegno e del vostro entusiasmo”, ha detto la presidente Ghedini.
Al centro della mattinata la tavola rotonda “Legge 109, una conquista da rilanciare”, che ha visto confrontarsi Carmelo Pollichino, presidente del Consorzio Libera Terra Mediterraneo, Maria Rosa Laganà, direttrice dell’Agenzia nazionale per i beni sequestrati e confiscati, Rosario Di Legami Amministratore Giudiziario e Alessio Festi, responsabile nazionale Legalità e sicurezza della Cgil. Dal dibattito è emersa la necessità di rafforzare le risorse, gli strumenti e le politiche in grado di rendere sempre più efficace il riutilizzo a fini sociali dei beni confiscati, riconosciuto come uno degli strumenti più concreti di contrasto alle mafie e di promozione dello sviluppo dei territori.
Le riflessioni sono poi proseguite nell’incontro dedicato al futuro del riuso sociale dei beni confiscati tra cooperazione e società civile, con gli interventi del presidente nazionale Legacoop Simone Gamberini, di Roberto Montà, presidente di Avviso Pubblico e di Francesca Rispoli, co-presidente di Libera. Un confronto che ha evidenziato il valore delle alleanze tra istituzioni, organizzazioni sociali e cooperative per consolidare i percorsi di rigenerazione economica e civile nati sui beni sottratti alla criminalità organizzata.
“Oggi abbiamo le condizioni per mettere in campo – grazie agli strumenti di cui ci siamo dotati – un impegno rinnovato sul tema del riuso sociale dei beni confiscati con l’intento di allargare questa pratica: vogliamo mettere in campo mezzi concreti, finanziari, alleanze, che possano supportare il percorso di sviluppo dei beni confiscati e mettere in rete le cooperative per garantire loro un accompagnamento. Vogliamo farlo nella convinzione che sia una priorità” – ha dichiarato Simone Gamberini, presidente di Legacoop.
A concludere la mattinata è stato don Luigi Ciotti, fondatore e co-presidente di Libera, che, oltre a un sentito ricordo della prematura scomparsa di Denise Cosco, ha richiamato l’importanza di continuare a trasformare i beni confiscati in opportunità di lavoro, inclusione e cittadinanza, rafforzando l’impegno collettivo contro le mafie e per la giustizia sociale.
L’iniziativa ha rappresentato l’occasione per riaffermare il valore della Legge 109/1996, che in questi trent’anni ha consentito di restituire alla collettività patrimoni sottratti alla criminalità organizzata, trasformandoli in esperienze di sviluppo sociale, occupazionale e comunitario. Un percorso che, come emerso dal confronto di Bologna, richiede oggi un rinnovato impegno condiviso per consolidare e ampliare i risultati raggiunti.

