#NOICISIAMO, A MILANO LE “PORTE” DELL’INFANZIA: “EDUCARE È UN ATTO POLITICO”

Doors

Ne abbiamo parlato con le educatrici Antonella Piccolo ed Elisa Roson, coordinatrici di Progetto Doors per la cooperativa Tempo per l’Infanzia, realtà riconosciuta nel territorio milanese e consolidata nei suoi servizi di promozione del benessere dei minori, di sostegno alla genitorialità, di formazione per operatori sociali e insegnanti, di educazione ambientale. Nell’emergenza Coronavirus hanno potenziato le attività e le risorse in campo, sostenendo i ragazzi e le famiglie anche fornendo loro i materiali utili per la didattica a distanza: pc e cancelleria.

Sono i dati recenti, che riportano l’esclusione del 20% degli alunni dalle attività didattiche in remoto, ad evidenziare i pericoli da evitare: selettività e dispersione. A sostenere che la didattica a distanza non possa sostituire il rapporto educativo, sono le socie della cooperativa sociale Tempo per l’Infanzia che ne stanno facendo esperienza, ogni giorno, da circa due mesi, nella zona 2 di Milano che comprende i quartieri di Via Padova, Adriano, Rizzoli e rappresenta un pezzo di città particolarmente disomogenea economicamente, socialmente e culturalmente.

Grandi scoperte e tanta creatività ma anche mancanze e precarietà del diritto allo studio, a partire dagli strumenti – pc, tablet e cancelleria – a cui non tutti gli studenti hanno accesso. Anche a questa esigenza la cooperativa ha risposto direttamente, potenziando le risorse economiche, per non escludere nessuno: “Questa mancanza di strumenti segna la linea tra chi può accedere ad un diritto e chi no. Segna la linea tra chi vivrà questo periodo in assoluto isolamento e chi no. Tra chi potrà rimanere in contatto con il proprio desiderio di scoprire, di conoscere, di crescere e chi no. Per noi la garanzia di questo diritto è una priorità. E’ il motivo per cui stiamo costruendo una comunità educante fatta di ragazzi e ragazze arteducatori, genitori, insegnanti, realtà del territorio. Una comunità alla quale si aggiungono sempre nuove persone per portare risorse che la comunità ancora non ha. In questo momento più che mai gli amici rappresentano una grande risorsa”.

Tra questi amici preziosi c’è Antonio, ingegnere e abitante del quartiere, che per loro ha rigenerato 15 computer – prima considerati “fermacarte” – poi distribuiti dalla cooperativa ad altrettante famiglie che ne erano sprovviste, direttamente a casa. Assieme ai pc hanno consegnato anche un rifornimento di penne, colori, quaderni, matite, articoli di cancelleria indispensabili per le attività arteducative che la cooperativa progetta all’interno del loro presidio territoriale Spazio Arteducazione. Il progetto, nato nel 2015 a seguito di un ciclo di formazioni condotte dai fondatori di Projeto Axé Brasile, è oggi un servizio del Comune di Milano cogestito con la cooperativa Tempo per l’Infanzia e Axé Italia e rivolto alle ragazze e ai ragazzi di età compresa tra gli 11 e i 17 anni in condizione di povertà educativa, sia italiani che stranieri, e con le loro famiglie.

Grazie al digitale, come ci raccontano Antonella ed Elisa, i ragazzi e le ragazze hanno tirato fuori tanta creatività e le educatrici hanno scoperto tante cose: “siamo cresciuti, siamo più lucidi sui diritti, ci sentiamo ancora più “sentinelle” politicamente, più attente”. Tra le nuove scoperte, c’è la relazione – seppur in remoto – con le famiglie dei minori, prima sempre complessa perché legata alle esigenze lavorative dei genitori. “Ora che sono tutti a casa – spiegano – capiamo meglio anche i contesti familiari”. Ad aiutare è il lavoro in piccoli gruppi e il rapporto 1 ad 1, un lavoro che “nutrirà il collettivo” quando si ritornerà alla relazione. Perché il bisogno è chiaro: “i corpi cominciano a mancarci”.

Il metodo della cooperativa Tempo per l’Infanzia, favorendo una didattica inclusiva, sperimenta nuovi linguaggi e non si limita – come in prevalenza accade nella didattica scolastica istituzionale – a replicare un modello di insegnamento frontale, “con gli alunni in silenzio – ora spingendo il tasto “muto” delle piattaforme di videocall – e l’insegnante che riversa il suo sapere”. Sempre più forte si fa la necessità di figure altre, come gli educatori, da ponte tra l’alunno e l’insegnante e soprattutto “la costruzione di alleanze” che diminuiscano le disuguaglianze.

“Troppo spesso il diritto allo studio è dichiarato ma non praticato” aggiungono “acuendo le forme di esclusione”. Sono proprio i preadolescenti e gli adolescenti, dalla loro esperienza, i soggetti più a rischio in questo momento “perché manca loro il confronto con il mondo, gli spazi dove costruire la propria identità, i propri confini. Per noi sono eroi ed eroine”.

E attraverso l’arte, crescono, anche se “non è facile scoprirsi in crescita stando a casa” ma succede, suonando un barattolo trovato in dispensa oppure disegnando nuovi universi.
Nell’attesa di sapere quale sarà il futuro degli studenti (e degli educatori), quali le nuove frontiere della didattica e quanti i nuovi pc da rigenerare, una certezza resta: “educare è un atto politico”.